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ANTONIO    FEDERICO       OZANAM CONOSCERE E RIMUOVERE LE CAUSE DELLA POVERTA'

Federico Ozanam è nato a Milano il 23 aprile del 1813, da Giovanni e da Maria Nantas. Il padre medico, residente a Milano per motivi di studio e di lavoro, ritorna a Lione dove esercitò intensamente la professione medica, e muore giovanissimo il 12 maggio 1837. Il piccolo Federico, ragazzo vivace, intelligente, intraprendente, riflessivo va avanti negli studi con ottimi risultati. Nel 1838, quando in Francia scoppia la guerra, Federico ha soli 17 anni e frequenta i corsi al College con ottimi risultati.  Nel 1831 si trasferisce a studiare all'Università della Sorbona a Parigi.Nel maggio del 1833, insieme ad un gruppo di compagni, dopo una crisi interiore ed un approdo al Cristianesimo fonda la prima conferenza di S. Vincenzo de Paoli. Crisi religiosa che superò con l'aiuto del suo professore di filosofia e che servi a consolidare le basi intellettuali della sua fede e segnò la sua appartenenza a quella generazione di giovani cattolici che, nella Francia del secolo scorso, tentarono di riaprire il dialogo tra gli ambienti intellettuali e la Chiesa. Ozanam che allora aveva vent'anni, lo dice chiaramente in una lettera del 21 luglio 1833: « Siamo ancora troppo giovani per intervenire nella lotta sociale. Prima di fare il bene pubblico, noi possiamo tentare di fare il bene di alcuni», Il suo agire è chiaro: un lavoro propedeutico, un primo segno di quello che intende realizzare insieme ai suoi amici come discepoli di Gesù Cristo. Uscito da una crisi di fede, volle dedicare la vita alla difesa del cattolicesimo, evitando la facile polemica che offende e non costruisce. Comprese allora che era necessaria una difesa che unisse dottrina e vita. A una cultura anticlericale, volle oppone una cultura autenticamente cattolica. Federico Ozanam, studiando la crisi spirituale del V secolo, scopri straordinarie analogie con il suo tempo, incitò cosi i cristiani, suoi contemporanei, a seguire questa traccia e ad aprirsi al problema sociale. Il secondo esempio lo vide in un passato meno remoto e in San Vincenzo dè Paoli. In questi due punti di riferimento Federico Ozanam cercava di leggere le pagine fulgide del passato cristiano, per contrapporle alle moderne utopie sociali. Ma, un giorno, un giovane sansimoniano (esponente del primo socialismo pre-marxista) lanciò a questi giovani un'accusa:« Dove sono le opere della vostra fede? Che cosa fate per i poveri? ». Questo suggerimento fece riflettere molto Federico. A Parigi c'erano dei quartieri operai ove i preti non entravano. E nessuno faceva nulla. Belle parole, prediche dotte, ma nessuno era disposto a rimboccarsi le maniche, a mettersi dalla parte dei poveri, a entrare nella loro miseria. Le conferenze di San Vincenzo supplirono a queste necessità, entrando nella vita dei poveri, e mettendosi dalla parte del Cristo povero, come aveva fatto San Vincenzo. Esse, dopo pochi anni erano sparse in tutta Europa, per raggiungere in pochi decenni tutte le latitudini del mondo. Ozanam segui questo sviluppo ed incremento per pochi anni. Perché per esse fece dono della vita. Nonostante gli studi di diritto, la sua vocazione era storico-letteraria, caratterizzata da forti interessi apologetici. Professore ordinario alla Sorbona di letterature straniere dal 1844, volse i suoi interessi prevalentemente alla civiltà medievale, con particolare riguardo all'opera civilizzatrice della Chiesa nei confronti dei barbari. Ma contemporaneamente Ozanam si senti profondamente impegnato a risolvere i problemi sociali della sua epoca: già nel 1831 una sua confutazione de le tesi di Saint-Simon aveva avuto un'eco favorevole nel giornale cattolico liberale di H.F.R. de £amennais, «L'Avenir». In quello stesso anno erano cominciati i suoi soggiorni parigini, che gli fecero conoscere i leader del rinnovamento cattolico e lo legarono con i più giovani: Ch. Montalembert, J.B.H. Lacordaire, Pli. O. Gerbert.La rivoluzione del 1848 vide Ozanam schierato a favore della repubblica, convinto assertore del rinnovamento che i cattolici dovevano favorire anche sul piano politico. Aderl alla rivista "L'ere nouvelle , espressione del cattolicesimo democratico e sociale, e fu uno dei pochissimi «democratici cristiani» ad assumere un atteggiamento di aperto dissenso di fronte al colpo di stato di Napoleone 111, del 2 dicembre 1851. Mori giovane a 40 anni a Marsiglia, l'8 settembre del 1853, lasciando soprattutto una giovane moglie e una bambina.    Ma soprattutto lasciando una duplice eredità: le sue conferenze e il suo modo di fare cultura. Le conferenze oggi sono diffuse in tutto il mondo ed operano intensamente, per alleviare le sofferenze dei poveri e degli oppressi. Il suo modo di fare  cultura, oggi è in piena attualità, perché non ci può essere un modo autentico di fare cultura, che non tenga conto che l'uomo è nato in Dio ed è fatto per Dio.